Codici: ascoltate le segnalazioni dei cittadini sull’inquinamento del depuratore sequestrato nel cassinate, ora bisogna andare fino in fondo

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È un quadro agghiacciante quello che emerge dall’operazione condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone, che nei giorni scorsi hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emanata dal Gip presso il Tribunale di Cassino, su richiesta della competente Procura della Repubblica di Cassino, nei confronti di cinque soggetti con il sequestro di un depuratore consortile nel cassinate.

“Prima di tutto ci preme rivolgere un plauso agli inquirenti – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – perché con questa operazione si mette fine ad una situazione grave ed incresciosa. Una vicenda su cui abbiamo sentito il dovere di intervenire, considerando la nostra attività nella tutela dell’ambiente e della salute, con un esposto alla Procura al fine di fare piena luce. Parliamo di fatti recenti, che risalgono al periodo 2020-2021 e che riguardano la società che gestisce il depuratore consortile, che convoglia i reflui di alcune aziende e Comuni del cassinate”.

Sono stati effettuati dei campionamenti sul corso d’acqua Rio Pioppeto, dove il depuratore scarica i propri reflui, sia presso lo scarico finale dell’impianto sia a monte e a valle di detto scarico. Dagli accertamenti svolti, come riferito dai Carabinieri, emerge la continua e significativa violazione dei limiti tabellari stabiliti per i reflui dello scarico finale del depuratore consortile. Non solo. I campionamenti a monte e a valle hanno rilevato fortissime differenze qualitative delle acque del Rio Pioppeto, proprio in riferimento ai parametri riscontrati nel reflui dello scarico.

“Abbiamo un corso d’acqua caratterizzato da miasmi, schiume e melme – afferma Giacomelli – e soprattutto abbiamo i risultati allarmanti delle analisi di Arpa Lazio. Una situazione che, secondo le indagini, era ben nota agli indagati, oltre che ai cittadini, che hanno segnalato l’aria irrespirabile e l’inquinamento della zona. Siamo pronti a fare la nostra parte, anche costituendoci parte civile nel processo”.

COMUNICATO STAMPA

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