Troppo sport, perché è importante non superare i limiti

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Stop, fermati: a parlare è la nostra mente e queste parole, spesso, rimbombano nella testa dei runner quando lo sforzo che stanno facendo durante la corsa è eccessivo. Ma in molti casi è proprio lei, la nostra mente, che inganna e che manda segnali allarmanti anche in presenza di situazioni non così compromesse. Insomma il nostro cervello gioca d’anticipo, con l’obiettivo di salvaguardarci. Allora diventa importare capire quando è «veramente troppo», ossia quando dobbiamo fermarci perché è a rischio la nostra salute. È abbastanza facile per chi corre con regolarità cadere nella trappola del «sovrallenamento»: si parte all’alba con esercizi di riscaldamento, poi corsa al parco prima di andare in ufficio per chiudere la giornata con qualche «ritocco» a fine lavoro (con nuotate o sedute in palestra), e alla fine cimentarsi in gare impegnative ogni domenica. Per chi arriva a questo punto (e tra le migliaia di runner questi casi non sono rari), capire quando è bene fermarsi o rallentare è fondamentale.«L’attività fisica è come un farmaco – chiarisce Gianfranco Beltrami, medico dello sport -: senza si sta male, ma se si eccede il danno è sicuro. E questo vale per tutti e a tutte le età». Quindi si tratta di bilanciare la fatica, di trarre dal nostro corpo il massimo che possiamo, stando attenti a non eccedere. Ci sono chiari segnali d’allarme che ci avvertono quanto stiamo esagerando e precisi esami del sangue che possono segnalare se c’è un problema.

foto e fonte corriere.it

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