Sora (FR) – 8 agosto del 1956, la strage di Marcinelle

Marcinelle

Il disastro di Marcinelle avvenne la mattina dell’8 agosto 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio. Si trattò d’un incendio, causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica. L’incendio, sviluppatosi inizialmente nel condotto d’entrata d’aria principale, riempì di fumo tutto l’impianto sotterraneo, provocando la morte di 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 immigrati italiani. L’incidente è il terzo per numero di vittime tra gli immigrati italiani all’estero dopo i disastri di Monongah e di Dawson. Una strage che ancora oggi rimane impressa nel cuore degli italiani. Roberto Mollicone (Fdi), ha voluto ricordare le vittime italiane di quella strage, affidando ad una nota stampa il suo pensiero: ” La strage di Marcinelle è senza dubbio uno degli eventi tragici che più ha segnato l’ orgoglio della nostra nazione. È giusto ricordare in che condizioni si trovassero gli emigranti italiani che, nel secondo dopoguerra, furono costretti a lasciare il nostro Paese per cercare fortuna altrove. Nulla a che vedere con l’ immigrazione di adesso, dove tutto è dovuto a tutti. I sacrifici  di quegli italiani, furono determinanti a rendere grandi le nazioni che li ospitavano. Troppo spesso si  cerca di strumentalizzare questo argomento, creando similitudini che in realtà non esistono. Il sacrificio, perché di questo si tratta, di quelle 136 persone andrebbe ricordato più spesso proprio per evidenziare il fatto che gli italiani emigrati all’ estero erano determinanti allo sviluppo e alla crescita del Paese ospitante. È giusto inoltre sottolineare che la nostra manodopera, in quegli anni, era tra le più richieste non solo in Europa ma anche oltreoceano, a testimonianza di quanto fossero valorosi i lavoratori italiani in quel preciso periodo storici. Esempi come questo dovrebbero riempirci il cuore di orgoglio e farci ricordare di quanto potenziale ha la nostra nazione”.
Comunicato stampa a firma di Roberto Mollicone

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