Salute / Il potere degli abbracci (secondo la scienza)

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Durante i mesi di quarantena ci sono mancati molto. D’altra parte, tanti studi scientifici hanno messo in luce tutte le funzioni degli abbracci: ricevono e trasmettono sostegno sociale, danno benefici all’organismo perché riducono la pressione arteriosa, aumentano i livelli di ossitocina, hanno effetti positivi sul sistema immunitario e, ovviamente, comunicano emozioni. Di solito, in effetti, quando vogliamo sapere che cosa sta provando qualcuno, lo guardiamo in faccia. Eppure, anche toccandosi, si capisce benissimo quale sia il reciproco umore.

TOCCHI EMOZIONANTI. Lo ha provato un esperimento effettuato dagli psicologi della De Pauw University, a Greencastle (Indiana, Usa). Hanno partecipato 248 persone, divise in coppie in cui un partecipante doveva trasmettere un’emozione, l’altro (bendato per non farsi influenzare dall’espressione del viso) riceverla. Le emozioni da comunicare erano otto: rabbia, paura, disgusto, gratitudine, felicità, amore, tristezza, simpatia. Chi trasmetteva l’emozione era libero di farlo come voleva, toccando qualunque parte del corpo della persona ricevente.

Si è così visto che, quando vogliono comunicare amore, sia maschi sia femmine abbracciano l’altra persona (che sia maschio o femmina). Anche la simpatia viene trasmessa molto spesso con un abbraccio (a cui si aggiungono pacche o sfregamenti meno intensi rispetto a quando si vuol esprimere amore). Se devono comunicare felicità, invece, i maschi durante l’abbraccio tendono più a scuotere l’altra persona, le donne a farla oscillare.

ABBRACCI MASCHILI E FEMMINILI. A volte i comportamenti sono diversi a seconda del genere che riceve: i maschi che esprimono tristezza ad altri maschi si limitano a toccarli senza fare altri movimenti. Se devono comunicare di essere tristi a una donna, invece, tendono ad abbracciarla. Gli scienziati ne hanno così ricavato che l’abbraccio, per tutti, è il gesto primario per esprimere amore e per i maschi lo è anche per comunicare alle femmine tristezza o simpatia (lo usano anche le donne ovviamente, ma per esprimere questi due stati d’animo preferiscono un movimento di strofinamento). Inoltre, abbracciarsi è un gesto comune anche per trasmettere gratitudine e felicità in entrambi i sessi.

«L’abbraccio è la forma di comunicazione non verbale più potente. Inoltre nel corpo scatena meccanismi biologici, che quando vengono a mancare provocano una sorta di “astinenza”», racconta Sonia Canterini, neurobiologa dell’Università la Sapienza di Roma e autrice, insieme a Francesco Bruno, del saggio La scienza degli abbracci (Franco Angeli). I due studiosi in queste settimane stanno appunto raccogliendo dati per capire quanto la pandemia, privandoci spesso di questo gesto, abbia aumentato ansia e stress.

IL RUOLO DELL’OSSITOCINA. Ancora non hanno elaborato i risultati, ma l’impressione è che la mancanza si sia sentita. Perché gli abbracci agiscono sull’organismo, eccome: alcune ricerche hanno dimostrato che stimolano la produzione di una forte quantità di ossitocina, ormone che agisce anche a livello cerebrale e in particolare sull’amigdala e sull’ippocampo, strutture molto attive nella gestione della memoria e delle emozioni. L’ossitocina, secondo le ricerche, riduce lo stress sociale, rende più empatici, rafforza i legami e favorisce l’attaccamento.

Ma non è tutto. L’abbraccio diminuisce la pressione arteriosa e quindi diminuisce il rischio di malattie cardiovascolari. Lo prova uno studio condotto da Karen Grewen dell’Università del North Carolina (Usa) su circa 200 persone tra i 19 e gli 80 anni che non avevano problemi di ipertensione, sposati o conviventi da almeno sei mesi. In laboratorio, a una metà delle coppie è stato chiesto di abbracciarsi e stringersi per una decina di minuti e intanto raccontare una esperienza condivisa, mentre l’altra metà era semplicemente rimasta seduta. Subito dopo, i partecipanti avevano dovuto, da soli, sottoporsi a una prova stressante (registrare un discorso a voce alta per tre minuti).

EFFETTO CALMANTE. La pressione sanguigna è stata misurata appena prima del discorso e dopo un minuto e mezzo. E in entrambi i momenti era notevolmente più bassa nelle coppie che si erano abbracciate. Ma perché? Per scoprirlo, lo stesso gruppo di ricerca ha misurato i livelli di ossitocina e la pressione di 59 donne prima e dopo l’abbraccio con il partner. E, ancora una volta, ha provato che l’abbraccio fa secernere ossitocina: potrebbe essere questo ormone, quindi, ad avere effetto calmante e a diminuire la pressione sanguigna.

E non è il solo meccanismo biologico messo in moto da questo gesto: gli abbracci stimolano il sistema immunitario e quindi ci difendono perfino dai virus. Lo ha provato un complesso (e curioso) esperimento condotto nel 2014 da Sheldon Cohen, della Carnegie Mellon University, a Pittsburgh (Usa): 404 persone sono state valutate per il loro livello di sostegno sociale e per quanti abbracci in media ricevevano al giorno. Poi, in condizioni di quarantena, sono stati esposti al virus di un comune raffreddore. I partecipanti che si abbracciavano di più erano anche quelli che si sono ammalati meno, o che sono guariti più in fretta.

“L’ATTACCAMENTO SICURO” DEI BAMBINI. Per non parlare di quanto gli abbracci sono fondamentali per i bambini. «Gli abbracci favoriscono il cosiddetto “attaccamento sicuro”: i bambini sanno che le persone che si prendono cura di loro sono disponibili e acquistano fiducia negli altri e nelle proprie capacità. Questa è una proprietà fondamentale dell’abbraccio che meriterebbe più indagini scientifiche», fa notare Canterini. Insomma, se ricevono abbracci ogni volta che hanno bisogno di conforto, i bambini saranno poi capaci di essere autonomi.

Inoltre, secondo le ricerche degli psicologi giapponesi Mika Takeuchie Hiroshi Miyaoka, avranno relazioni sentimentali più soddisfacenti nell’adolescenza e nell’età adulta. Non solo: gli abbracci e il contatto fisico sono fondamentali per la crescita cognitiva e fisiologica: «I bambini lasciati molto soli da piccoli (per esempio quelli cresciuti in orfanotrofi nei Paesi poveri) hanno spesso ritardi nello sviluppo fisico e psicologico», aggiunge Francesco Bruno, psicobiologo e ricercatore all’Università di Catanzaro.

Fonte Focus foto web

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