Riaperture, convocato il Cdm ma è caos Governo-Regioni sulle pagelle sanitarie

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Dopo il via libera del governo, il 18 maggio potranno alzare le saracinesche negozi, bar, ristoranti e parrucchieri. Le Regioni si preparano a decidere in autonomia cosa riaprire, in base all’accordo raggiunto con l’esecutivo, pronto a varare un decreto legge che serve a restituire alle Regioni i poteri per riaprire le attività dopo il lockdown: a patto che i dati siano in linea con il monitoraggio del ministero della Salute. E qui c’è un problema che rischia di far slittare al fine settimana il varo del decreto che sembrava essere destinato ad essere approvato dal Cdm convocato per venerdì 15 maggio alle 12 (sul tavolo del Cdm comunque approda lo schema di decreto legge sulle riaperture).Le prime pagelle regionali, attese per giovedì 14 marzo, per fotografare l’indice di rischio di ciascuna regione non sono ancora arrivate. Alcune regioni avrebbero mandato dati parziali e incompleti che impediscono la misurazione dell’andamento dell’epidemia e la capacità del sistema sanitario di reagire all’esplodere di nuovi focolai. La cabina di regia che si è insediata presso il ministero della Salute il 4 maggio ha il compito di esaminare 21 indicatori che devono soddisfare tre requisiti per ciascuna regione: capacità di monitoraggio; capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti;  risultati relativi alla tenuta dei servizi sanitari. Senza pagelle manca un parametro fondamentale per decidere cosa e quando riaprire. Per fare il punto della situazione e concertare gli interventi, i titolari degli Affari regionali e della Sanità, Francesco Boccia e Roberto Speranza incontreranno i governatori alle ore 11 di venerdì 15 maggio.A ciò si aggiunge un altro problema. Le linee guida stilate da Istituto superiore della sanità e Inail per ristoranti, balneari e parrucchieri sono considerate troppo restrittive dai settori produttivi – balneari e ristoratori in primis – e anche le Regioni hanno cominciato a mettere le mani avanti spiegando che le linee guida saranno reinterpretate a livello locale con flessibilità. Lo schema di decreto legge sulle riaperture prevede attualmente che le singole regioni possano adottare propri protocolli (anche sulle distanze dunque, ndr) ma nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle liee guida nazionali.Intanto i governatori sono pronti anche in questo caso a muoversi in ordine sparso. «Abbiamo nostre linee guida – ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia – concertate con le realtà che detengono interessi, e interfacciate con le linee delle altre regioni. Però ci deve essere nel Dpcm la previsione e la possibilità per le regioni di mettere altre linee guida rispetto all’Inail. Se sono una “condizione sine qua non” nessuno sarà in grado di applicare linee guida alternative».La Regione Liguria è pronta a dare indicazioni meno restrittive e in deroga rispetto alle linee guida dell’Inail sul distanziamento di persone e tavoli nei bar e ristoranti.Ed è emersa la volontà di ridurre l’indicazione per gli stabilimenti balneari rispetto ai 5/4,5 metri di distanziamento tra i singoli ombrelloni emerso nelle linee guida Inail, con un’ipotesi indicativa di scendere a 2,5 o 3 metri di distanziamento.L’Emilia Romagna ha già preparato le sue linee guida per le strutture ricettive, per assicurare agli ospiti e al personale che lavora nel settore, un soggiorno sicuro . Nel dettaglio si tratta di due documenti – uno per alberghi e residenze turistico-alberghiere, l’altro per campeggi, villaggi turistici e marina resort.

fonte ilsole24ore.com foto web

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