Pillola anti-Covid vietata nella Regione Lazio. L’assurdo caso dei medici di famiglia

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Da due giorni «anche i medici di medicina generale possono prescrivere il farmaco antivirale Paxlovid», ha annunciato l’Aifa. Però nel Lazio la pillola anti-Covid ancora non va giù: «Farmaco solo per uso ospedaliero», così compare nei terminali dei medici di famiglia laziali che per ora, dunque, non possono prescriverla. «La prescrizione da parte del Medico di medicina generale avverrà mediante la compilazione di un Piano terapeutico (disponibile nel box “Documenti correlati”), che al momento è cartaceo e che sarà informatizzato nell’arco di alcune settimane», spiega l’Agenzia italiana del farmaco. «Sì, per altri medicinali si fa così, è vero, ma per questo Paxlovid il sistema di gestione Medico 2000, tra i più usati negli studi, proprio non ci consente di farlo: lo indica ancora tra i farmaci di classe A solo per uso ospedaliero», conferma un medico di famiglia romano. «Paxlovid è indicato per il trattamento di pazienti adulti che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad elevato rischio di progressione a COVID-19 severa, come ad esempio i pazienti affetti da patologie oncologiche, malattie cardiovascolari, diabete mellito non compensato, broncopneumopatia cronica e obesità grave – spiega l’Aifa – Il trattamento deve essere iniziato il più precocemente possibile, e comunque entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi. Con la ricetta del Medico di medicina generale il paziente potrà ritirare il farmaco direttamente in farmacia, senza costi a carico del cittadino».

Ma nel Lazio non ancora, anche se, avverte l’Aifa, «rimane comunque possibile la prescrizione da parte di tutti i centri specialistici COVID-19 individuati dalle Regioni», ossia, appunto, in alcuni ospedali. Però quello della prescrizione della pillola anti-Covid non è l’unico problema segnalato dai terminali dei medici di famiglia: da alcuni giorni, infatti, ci sono «utenti senza esenzioni respinti dalle Asl, medici in forte difficoltà, un caos», protesta il sindacato Fimmg, che ha scritto alla Regione, segnalando i problemi relativi alle proroghe di 90 giorni per tutte le esenzioni per reddito dopo la scadenza del 31 marzo scorso. «Una proroga effettuata si dalla Sogei ma non per tutti, ad esempio – sottolinea Fimmg – mancano le esenzioni E2 per i Disoccupati iscritti a un Centro per l’Impiego, poi ci sono alcuni mancanti o perché hanno superato la soglia del reddito, o per altri motivi inspiegabili. Un caos incrementato dagli uffici delle ASL che respingono i cittadini che richiedono la regolarizzazione, come sta avvenendo nella Roma 2, ma non solo, anche in altre Asl», conclude Fimmg.

Ieri, intanto, nel Lazio su un totale di 44.874 tamponi, si sono registrati 7.341 nuovi casi positivi (-861 rispetto a giovedì scorso), con 20 decessi (+3). «Il dato comprende alcuni recuperi – spiega l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato – Il rapporto tra positivi e tamponi è al 16,3%. I casi a Roma città sono a quota 3.864». La Regione annuncia l’avvio di una campagna mirata agli ultraottantenni per sollecitare le prenotazioni della quarta dose: «Presto sms a tutti gli over 80 per ricordare l’importanza della quarta dose, richiesta la chiamata attiva da parte dei medici di medicina generale».

FONTE IL TEMPO – FOTO ARCHIVIO

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