Ostaggi del certificato: sulla fine dell’isolamento è caos tra Asl e medici di base

Italy, Quarantine, Coronavirus, Domestic Life, Remote Location

Con la pubblicazione della circolare del ministero della Salute dello scorso 12 ottobre, che pone fine al sistema del doppio tampone negativo e accorcia la quarantena, molte famiglie in auto-isolamento da settimane, hanno tirato un sospiro di sollievo, pensando che la clausura fosse finita. E invece, stando a quanto ci raccontano molti cittadini romani, la prima settimana del nuovo corso è passata dietro a infiniti tentativi di mettersi in contatto con le Asl e tentativi di rimpallo da parte dei medici di base e dei pediatri.

“Un incubo kafkiano che ci intrappola anche se negativi”

Al centro della questione c’è il certificato di fine isolamento necessario a molti lavoratori risultati negativi alla fine della quarantena minima prevista, richiesti dal datore di lavoro per poterli riaccogliere in ufficio. Discorso analogo vale per gli asili nido che aspettano il “pezzo di carta” per riaprire le porte ai bambini che sono stati in isolamento. A chi spetta firmare questo documento? “È questo l’incubo – ci racconta Celeste, a casa da 30 giorni nonostante un tampone negativo pochi giorni fa – l’Asl non risponde mai al telefono e alle mail. Nell’unica in cui mi hanno risposto hanno parlato di aspettare le nuove disposizioni. Nel frattempo il mio medico di base e la mia pediatra (siamo stati contagiati sia io che mio figlio), dicono che senza una comunicazione da parte dell’Asl loro non possono procedere a firmarci un certificato di fine isolamento”. Col paradosso che i datori di lavoro vogliono un certificato medico per giustificare l’assenza del dipendente, e questo dovrebbe chiedere al medico di base di certificare una malattia nonostante stia in perfetta salute.

Il chiarimento dell’Asl Roma 2

Per sciogliere questo nodo basterebbe una comunicazione chiara. Per questo abbiamo parlato con l’Asl Roma 2, che copre un milione e 300mila abitanti, il 45% della popolazione romana, in cerca di chiarimenti. Ci è stato risposto che i medici di base e i pediatri possono procedere a “liberare” i pazienti che rientrano nelle condizioni stabilite dalla circolare del ministero della Salute, senza bisogno di aspettare comunicazioni dalle Asl stesse. A supporto di questa affermazione, ci hanno indicato il documento relativo pubblicato sul loro sito, che riportiamo qui. Nel documento “Norme di comportamento per l’isolamento domiciliare fiduciario, volontario e/o obbligatorio” è infatti indicato chiaramente: “la fine del periodo di isolamento – accertata la guarigione o la mancata comparsa di sintomi – sarà certificata dal Medico di famiglia o dal Medico Sisp”.

I medici di base: “Serve un nuovo decreto”

Semplice, ma viene da chiedersi: com’è possibile che i medici di base e i pediatri non siano stati informati adeguatamente? Abbiamo chiesto un commento e una conferma della procedura indicata dall’Asl Roma 2 al segretario provinciale della Federazione medici di medicina generale di Roma, Pier Luigi Bartoletti, che risponde: “Il medico di base può pure fare un certificato in cui scrive che da tot giorni il paziente non ha sintomi, che ha magari il tampone negativo, e che quindi per quanto compete l’aspetto medico può riprendere le normali attività. Ma il problema è che questo non comporta automaticamente la cancellazione dalla lista dei quarantenati. Queste all’inizio della quarantena vengono comunicate anche alle forze dell’ordine dal Sisp dell’Asl. Se a fine isolamento non è lo stesso Sisp a comunicarlo alle stesse forze dell’ordine, se durante un controllo la persona viene fermata, rischia la contravvenzione”. Secondo Bartoletti, “Serve un atto di pari dignità, un decreto, una circolare, che dica che il medico di base è un’autorità sanitaria che ha la competenza di inserire una persona nella lista dei quarantenati, così come a toglierli, altrimenti è un problema senza soluzione”. E si rischia di spingere i medici e i cittadini a cercare scorciatoie per riportare le persone a lavoro o per farle stare a casa coperti da certificati di malattia, nonostante siano sani.

foto e fonte ilsalvagente.it

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