Nuovi indizi sul perché il Covid colpisce gli uomini il doppio delle donne

Coronavirus  Italy

Non è la prima volta che si discute di questo aspetto e la statistica parla chiaro: il covid uccide molti più uomini che donne. Come mai? Alcuni nuovi indizi emergono da un recente rapporto, opera di due scienziati dell’Università di Yale, che esplora i vari modi in cui le risposte immunitarie differiscono tra i sessi, con importanti implicazioni per il Covid-19. Nonostante sia ormai circa un anno che scienziati di tutto il mondo si interrogano sulle varie caratteristiche del nuovo coronavirus, ancora non è chiaro il motivo per cui la mortalità per Covid è più alta tra gli uomini.

L’età avanzata è nota per essere uno dei principali fattori di rischio, su questo non c’è dubbio ma, a parità di anni, la mortalità tra gli uomini anziani è doppia rispetto a quella delle donne.  Come hanno spiegato Takehiro Takahashi e Akiko Iwasaki, immunologi dell’Università di Yale, nel loro articolo pubblicato su Science, le differenze tra i sessi vanno ben oltre gli organi sessuali.

Uomini e donne hanno un differente funzionamento del sistema immunitario, in generale, le donne hanno un sistema immunitario più efficace. Ad esempio, generano più immunità contro l’influenza rispetto agli uomini dopo essere state vaccinate, mentre gli uomini con HIV tendono ad avere una carica virale più elevata rispetto alle donne infette.

Una forza immunitaria che si manifesta fin dai primi mesi di vita: le bambine sono molto più resistenti dei bambini alle infezioni ma anche a guerre, carestie e altre calamità.

Cosa c’entra tutto questo con il Covid? C’entra in quanto la morte causata dal coronavirus non è tanto dovuta alla presenza del virus quanto alla reazione disfunzionale dell’organismo del paziente.

Alcuni giorni dopo l’infezione, ci sono persone che iniziano a produrre grandi quantità di proteine ​​infiammatorie che, in teoria, dovrebbero allertare il sistema immunitario. A volte però quel sovraccarico infiammatorio, al contrario, fa crollare le difese. Si tratta della famosa tempesta di citochine di cui si è tanto parlato in questi mesi, che genera un eccesso di molecole infiammatorie che possono aggravare la situazione clinica del paziente infetto portando alla morte.

La cosa più interessante sottolineata dagli esperti è che la produzione di queste molecole è molto più comune negli uomini che nelle donne, soprattutto in età avanzata. Inoltre, gli uomini più anziani generano meno linfociti T, in grado di identificare e distruggere le cellule infette.

Il modello generale suggerisce che potrebbero esserci anche fattori biologici alla base della discrepanza tra uomini e donne.

Da un punto di vista biologico, un uomo è caratterizzato dall’avere un solo cromosoma X, ereditato dalla madre, e un cromosoma Y, dal padre, mentre una donna ha due copie del cromosoma X, una da ciascun genitore.  Il cromosoma X contiene diversi geni fondamentali per il corretto funzionamento del sistema immunitario.

Sebbene normalmente sia attiva solo una delle sue due copie del cromosoma X, non è sempre la stessa.

“Questo fenomeno significa che più o meno il 50% delle cellule di una donna utilizzerà la copia del cromosoma X che suo padre le ha trasmesso e l’altro 50% utilizzerà quella della madre. Se una donna ha un difetto in uno dei geni del sistema immunitario sul cromosoma X, potrebbe essere corretto perché non tutte le sue cellule useranno la copia danneggiata” ha spiegato José Luis Labandeira, professore di anatomia umana dell’Università di Santiago de Compostela a El Pais.

Inoltre, sembra che il sistema immunitario non invecchi alla stessa velocità se consideriamo uomini e donne. Nei primi inizia ad indebolirsi  intorno ai 63 anni mentre nelle donne circa 5 anni più tardi.

Infine le donne hanno dalla loro la presenza di estrogeni che regolano la funzione di molti tipi di cellule nel sistema immunitario. Uno di questi ormoni aiuta ad abbassare i livelli di proteine ​​infiammatorie, cosa molto utile in caso della già citata tempesta di citochine.

In ogni caso, l’effetto protettivo degli ormoni femminili durerebbe solo fino alla menopausa, quindi non può essere decisivo per spiegare la differenza di mortalità per sesso tra i 70 e gli 80 anni.

Capire le correlazioni tra sesso e conseguenze della malattia è, secondo gli autori, fondamentale:

“È importante che gli studi sui pazienti con Covid-19 riportino risultati disaggregati per sesso, non solo per chiarire i patogeni delle malattie differenziali, ma anche per consentire una più profonda comprensione di questa malattia e l’eventuale sviluppo di migliori strategie di trattamento e prevenzione”

C’è ancora molto da chiarire in merito ai meccanismi d’azione del coronavirus ma soprattutto riguardo alla reazione messa in atto dal nostro corpo (differente a seconda di sesso, età e tante altre caratteristiche) in caso di infezione.

Fonte: greenme foto web

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