La rivolta degli insegnanti: lasceremo vuote le cattedre

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La maggior parte precari, quasi la metà «fragili», tutti molto preoccupati. E hanno ragione, se perfino il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, dice: «Rischiamo che i docenti spendano più tempo a far rispettare le regole che a fare lezione. Sarà un arduo compito». Certo nessuno meglio di loro sa che obbligare i ragazzi a indossare la mascherina durante le lezioni sarà impossibile. Che gli assembramenti saranno all’ordine del giorno e che il verificarsi di focolai all’interno delle scuole non è una probabilità, ma una certezza.E così dal Veneto parte la protesta, destinata ad allargarsi, sui rischi sanitari legati al rientro a scuola. Centinaia gli insegnanti che hanno già chiesto di non tornare in cattedra in quanto “lavoratori fragili”, quindi più esposti al contagio da Covid: più di 55 anni, magari con problemi di asma e allergie, o con malattie croniche, o con cicli di chemioterapia in corso. Il governatore Luca Zaia alza le mani: «Sono anche io convinto che chi ha problemi di salute debba evitare ogni tipo di assembramento – spiega – ma questo non rientra nelle nostre competenze, almeno finché non avremo l’autonomia».Il governo finora ha sorvolato sul problema, nonostante il 40% del nostro corpo docente, circa 400mila persone, sia over 55 e i professori con più di 62 anni siano 170mila. Lo scorso aprile l’Inail aveva pubblicato un documento in cui inseriva nella categoria dei soggetti “fragili” tutte le lavoratrici e i lavoratori sopra i 55 anni. Per loro è stata prevista una «sorveglianza sanitaria eccezionale», assicurata dal datore di lavoro, con la possibilità di essere considerati temporaneamente inidonei al servizio e quindi sostituiti. Di queste attenzioni però non c’è traccia nelle ultime linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità sulla ripresa della scuola.«È una situazione molto complicata, abbiamo chiesto più volte che venga chiarita – dice Maddalena Gissi, segretaria della Cisl Scuola – perché lascia senza tutele questi insegnanti e apre ulteriori incognite sulla ripartenza delle lezioni».Ad esempio i docenti di ruolo più anziani, pur di restare a casa, potrebbero comunque optare per la malattia, trovando un medico disposto a certificare la loro “fragilità”. «E così si cercherà un supplente, un precario che magari è più vecchio del collega che va a sostituire, perché questa è la realtà», continua Gissi, «serve un intervento normativo per stabilire come gestire questi insegnanti». Senza contare che nella stessa situazione ci sono anche migliaia di bidelli e di assistenti amministrativi, questi ultimi ora esclusi dal regime di smart working, che invece prosegue per gli altri dipendenti pubblici.Se venissero a mancare gli insegnanti “fragili”, potrebbero aprirsi buchi di organico imprevisti, proprio nel momento in cui si cerca invece di potenziare il personale scolastico. Anche se i sindacati hanno già sollevato dubbi sulla possibilità di assumere effettivamente 85mila nuovi docenti, come annunciato dalla ministra dell’Istruzione Azzolina: «Non è un problema di soldi, che magari arriveranno, ma di disponibilità nelle graduatorie delle figure necessarie – spiega Gissi – i primi dati sono chiari, ad esempio a Milano non potranno concretizzarsi le previste 3mila assunzioni di insegnanti di sostegno, perché non ci sono, come non ci sono i docenti di materie scientifiche». Insomma, salvo miracoli, «non si andrà oltre il 30% delle assunzioni previste». E come sempre toccherà ai precari tenere in piedi l’anno scolastico. Secondo una stima della Flc Cgil, i supplenti necessari saranno oltre 200mila.

Fonte lastampa.it foto web

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