Il diabete e la gravità della CoViD-19

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Quasi quattro milioni di persone in Italia sono affette da diabete, una malattia sorvegliata speciale in questi mesi, perché associata a un decorso più grave della CoViD-19. Uno studio condotto dal Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova fa ora luce sul contributo negativo del diabete, noto o ancora da diagnosticare, sui sintomi respiratori dell’infezione da SARS-CoV-2. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Diabetes Research and Clinical Practice.

IL PROBLEMA DEL SOMMERSO. Per capire in quale misura il diabete incida sulla gravità dei sintomi da covid, i ricercatori hanno seguito il decorso della malattia su oltre 400 pazienti ricoverati presso l’Azienda Ospedale-Università di Padova. Le persone affette da diabete hanno mostrato una probabilità quasi doppia di sviluppare forme di covid dall’esito fatale oppure abbastanza gravi da richiedere il trasferimento in terapia intensiva.

Uno su cinque tra i pazienti identificati come diabetici al momento del ricovero non era al corrente di esserlo: il diabete può infatti rimanenere a lungo asintomatico e coloro che soffrono di diabete sommerso, non diagnosticato, non hanno avuto ancora la possibilità di trattarlo. Proprio in questi pazienti il rischio di progressione della covid verso forme più gravi è apparso più elevato rispetto a coloro in cui la condizione era nota da tempo e adeguatamente curata. «È anche possibile che la potentissima infiammazione che si sviluppa in corso di CoViD-19 abbia scatenato la comparsa del diabete in un certo numero di pazienti», commenta Gian Paolo Fadini, Professore associato di Endocrinologia al Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova e primo autore della ricerca.

 

QUALI PAZIENTI? Nella prima fase dell’epidemia, la stragrande maggioranza dei contagiati diabetici erano affetti da diabete di tipo 2, quello più tipico dell’età adulta o avanzata. «In questa seconda fase, che sta interessando più i giovani, cominciamo invece ad osservare anche diabetici tipo 1 con infezione da SARS-CoV-2, in genere con forme di covid più lievi», spiega Fadini a Focus.it. Il diabete di tipo 1 è la forma che colpisce soprattutto giovani e bambini. «Nella prima ondata di contagi ci sono stati pochissimi giovani diabetici del tipo 1 affetti da covid», aggiunge lo scienziato, «e comunque l’età, la compresenza di altre malattie e le complicanze croniche del diabete tendono a identificare i pazienti che avranno forme più gravi di CoViD-19.»

DANNO SU DANNO. La ricerca suggerisce anche alcuni dei motivi alla base della maggiore gravità della covid in questa popolazione. Al momento del ricovero i pazienti affetti da diabete presentano valori peggiori nella maggior parte degli esami di laboratorio, ma, soprattutto, l’iperglicemia provoca danni a organi e tessuti, inclusi i polmoni: ecco perché in questi pazienti sopraggiungono più rapidamente aggravamenti delle funzioni respiratorie. Questo potrebbe spiegare i risultati solo apparentemente contradditori (perché riguarda una popolazione più giovane) di una recente analisi condotta nel Regno Unito, secondo la quale chi soffre di diabete di tipo 1 dall’età giovanile ed è affetto da covid corre rischi particolarmente elevati, perché ha alle spalle più anni di convivenza con la malattia, e perciò potenzialmente più danni a organi e tessuti.

UN INVITO ALLA CAUTELA. «Per quanto ne sappiamo al momento, non risulta che i diabetici abbiano un rischio maggiore dei non diabetici di infettarsi con il nuovo coronavirus. Certo è che, una volta che il diabetico viene infettato, la probabilità di sviluppare forme severe è quasi doppia rispetto a quella di un soggetto non-diabetico di pari età e sesso. Per questo motivo le persone con diabete devono prestare attenzioni aggiuntive nell’evitare il contagio», raccomanda Gian Paolo Fadini.

fonte focus.it foto web

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