Coronavirus, «nei bambini carica virale più alta degli adulti in terapia intensiva»

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I bambini possono essere diffusori silenziosi del coronavirus? Il tema, molto dibattuto fin dall’inizio della pandemia è di estrema attualità in vista dell’apertura delle scuole. Uno studio appena pubblicato sul Journal of Pediatricsda un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital edal Mass General Hospital for Children conclude che i bambini e i ragazzi giocano un ruolo molto più ampio nella diffusione di Sars CoV-2 rispetto a quanto si pensasse.
(Qui di seguito il commento alla notizia di Antonio Scurati)

L’alta carica virale

Nella ricerca svolta su 192 bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 22 anni è emerso che i ragazzini infetti e asintomatici avevano una carica virale nelle via aeree superiore significativamente più alta rispetto ad adulti in terapia intensiva gravemente malati di Covid-19. E questo nonostante i più giovani sviluppino meno la malattia perché hanno un minor numero di recettori immunitari per Sars-CoV-2. «Non mi aspettavo che la carica virale fosse così alta – ha commentato Lael Yonker direttore del Centro per la fibrosi cistica al Massachusetts General Hospital e autore principale dello studio – e ci sono “bambini sani” che stanno andando in giro con un’alta carica virale di Sars-CoV-2».

Bambini portatori asintomatici

In genere, per le malattie infettive, maggiore è la carica virale più è alto il rischio di contagio. Non è la prima volta che viene misurata la carica virale nei bambini. Lo avevano fatto ricercatori tedeschi qualche mese fa scoprendo che era sovrapponibile a quella degli adulti. È invece di pochi giorni fa un’altra ricerca americana pubblicata su Jama che ha concluso che i bambini infetti di età inferiore ai 5 anni possono ospitare nel naso e nella gola livelli di rna virale uguali o addirittura fino a 100 volte superiori agli adulti. «I bambini non sono immuni da questa infezione – aggiunge un altro autore, Alessio Fasano, pediatra alla Harvard Medical School – e non possiamo escluderli come portatori asintomatici del virus» che possono diffondere in casa o a scuola. Negli Stati Uniti, dove la diffusione del virus è ancora alle stelle nel distretto scolastico della contea di Cherokee in Georgia, a nord di Atlanta, dopo due settimane di lezioni si sono contati 100 casi di Covid-19 e 1600 studenti sono stati rimandati a casa in quarantena. Altri Stati hanno dovuto richiudere temporaneamente le scuole per lo stesso motivo.

La trasmissione dell’influenza

«Sicuramente i bambini proprio perché hanno meno recettori si ammalano meno severamente rispetto agli adulti- conferma Gianvincenzo Zuccotti, presidente della facoltà di Medicina all’Università Statale e direttore del dipartimento di Pediatria e Pronto Soccorso all’ospedale Buzzi di Milano – ma non si può dire che non siano capaci di trasmettere l’infezione perché andrebbe in senso contrario a quello che avviene ogni anno durante la stagione influenzale, quando sono proprio i più piccoli a essere maggiormente contagiosi». Proprio per evitare confusione nella diagnosi e ridurre la co-circolazione di virus il direttore del Buzzi raccomanda la vaccinazione contro l’influenza per bambini e adulti.

Va interpretata la tendenza degli studi

«Dall’esperienza clinica – aggiunge Angelo Ravelli, pediatra al Gaslini di Genova e segretario del gruppo di studio di Reumatologia della Società Italiana di pediatria – la maggiore carica virale è direttamente proporzionale alla gravità dei sintomi e mi sembra poco probabile che bambini asintomatici siano più pericolosi di adulti gravemente malati. Purtroppo ci sono molti studi sulle cariche virali e pochi sulla contagiosità. Le ricerche sono moltissime, a volte contraddittorie e poco sovrapponibili per questioni di metodo. Non andrebbe letto il singolo studio ma interpretata la tendenza soprattutto quando si prendono decisioni importanti come la riapertura delle scuole. Quel che sappiamo finora è che la capacità di trasmissione sembra aumentare con l’età».

Lo screening nelle scuole di Milano

Uno studio molto ampio della Corea del Sud ha concluso chei bambini sotto i 10 anni diffondono il virus il 50% in meno degli adulti mentre i più grandi sono sovrapponibili agli adulti. Le scuole potranno dunque diventare un luogo di diffusione del virus se non verranno adottate le giuste precauzioni. Per questo i ricercatori sottolineano l’importanza degli screening tempestivi sugli studenti. «A Milano seimila studenti fra i tre e i 18 anni saranno monitorati ogni tre mesi con un test all’avanguardia e poco invasivo dove basteranno poche gocce di sangue per test sierologici accurati- annuncia Zuccotti-. L’obiettivo sarà fare prevenzione contro i nuovi focolai, studiare come si muove il virus tra i più giovani, un aspetto sul quale ancora non ci sono certezze scientifiche anche perché con il lockdown e la chiusura delle scuole non c’è stata la possibilità di studiarlo. Infine potremo capire quanto i più giovani si ammalino e siano realmente contagiosi».

foto e fonte corriere.it

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