Codici: le ultime operazioni nel Lazio rilanciano l’allarme usura

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Roma, Terni, Salerno e Frosinone. Sono i territori teatro delle ultime vicende segnate dall’usura, casi drammatici che ripropongono il tema di un’emergenza sempre più grave. Una minaccia che con la pandemia è diventata un pericolo costante a causa della difficoltà economica di tanti cittadini e su cui l’associazione Codici torna a richiamare l’attenzione, impegnata, al tempo stesso, a fare la sua parte in Tribunale.

“Abbiamo attivato i nostri uffici legali – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – ed abbiamo predisposto degli esposti alle Procure competenti. Saremo in aula per difendere le vittime e la legalità, costantemente sotto attacco da criminali senza scrupoli che hanno trasformato l’emergenza sanitaria in un business. Una situazione che merita la massima attenzione, come ripetiamo da tempo, ed uno sforzo maggiore per non lasciare solo chi è in difficoltà”.

Da Roma arriva la storia di un commerciante dell’Appia costretto a dichiarare il fallimento dopo che il prestito di 160mila euro si è trasformato in un debito da oltre 1 milione di euro, con interessi pari al 221%. Un incubo durato 3 anni, con minacce anche di morte, e che è stato spezzato grazie all’intervento della Polizia, con il carcere per un uomo ed i domiciliari per due donne. Sono cinque, invece, le persone finite in manette nell’ambito di un’indagine condotta dalla Procura di Terni e portata avanti in maniera congiunta da Polizia e Guardia di Finanza. Stando alle ricostruzioni degli investigatori, il giro d’affari della banda di strozzini, che agiva tra la provincia di Terni e la capitale, si aggira intorno a 1,6 milioni di euro. Minacce e intimidazioni alle vittime, tra cui figurano anche imprenditori locali, alle quali veniva imposto di pagare interessi complessivi di oltre il 60%. Superano addirittura il 500% gli interessi applicati dalle cinque persone arrestate nell’ambito di un’operazione condotta dalla Dia di Salerno. Le intimidazioni hanno riguardato anche parenti delle vittime, quest’ultime raggiunte pure sul luogo di lavoro per avere i soldi e perfino in una struttura ospedaliera, in provincia di Frosinone, dove uno degli strozzini si è recato per intercettare una vittima che si sarebbe dovuta recare a visitare un parente ricoverato. L’ultima vicenda riguarda l’arresto ad Ostia da parte della Polizia di un uomo per l’accusa di usura ai danni di un imprenditore, in difficoltà economica a causa della pandemia, motivo per cui aveva chiesto ad alcune istituzioni bancarie l’apertura di nuove linee di credito, ottenendo però un rifiuto. Dopo un prestito iniziale di 40mila euro, il commerciante si è visto richiedere la restituzione di oltre 50mila euro, subendo un’aggressione fisica e ripetute minacce. Una storia iniziata nel marzo 2020, conclusa grazie all’inchiesta scaturita dalla denuncia.

“Il quadro che emerge è drammatico – afferma Giacomelli – ed il fatto che il Lazio è il comune denominatore delle varie vicende deve far riflettere, perché dimostra quanto l’usura sia diffusa nella regione, con livelli allarmanti a Roma”.

COMUNICATO STAMPA – FOTO ARCHIVIO

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