Addio alla sigaretta per un milione di italiani

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A mezzanotte e venti del 10 gennaio 2005 scattò inesorabile la prima multa: 27 euro e 50. Vittima un ragazzo napoletano di 22 anni che, forse inconsapevolmente, aveva violato il divieto di fumare in luoghi pubblici fortemente voluto dall’allora ministro della Salute, Girolamo Sirchia.

Una norma che 15 anni dopo porta come frutto un milione di fumatori in meno.

Quel divieto rappresentò una vera e propria rivoluzione che coinvolse prima di tutto l’ambito sanitario ma che cambiò profondamente anche l’immaginario collettivo degli italiani, stravolgendo abitudini quotidiane consolidate come quella di accendere la sigaretta al ristorante o al bar dopo il caffè. Abitudini spazzate via dalle nuove norme non senza polemiche e critiche. Tutte però alla fine messe a tacere, sconfitte dalla scienza medica che ha confermato il nesso causale tra sigarette e patologie molto gravi compreso il cancro.

Dopo 15 anni è tempo di tirare un bilancio. Da quel 10 gennaio 2005, certifica l’Istituto Superiore di Sanità, «i fumatori in Italia sono diminuiti di circa un milione» mentre «è cresciuta la consapevolezza rispetto ai danni dell’uso del tabacco» come dimostra l’aumento delle richieste di aiuto al Telefono Verde quintuplicate in 15 anni.

I tabagisti sono passati da 12.570.000 del 2005 a 11.600.000 fumatori nel 2019. Gli uomini sono 7,1 milioni, 28 per cento e le donne 4,5 milioni, 16,5. Secondo l’Airc (Associazione ricerca sul cancro) aumentano però le donne fumatrici: più 24 per cento in un anno. Aumentano anche le richieste di aiuto per smettere al telefono verde Fumo dell’ Iss (800554088) dai 2.600 contatti annui nel 2005 ad 11.100 nel 2019. I dati confermano un calo dei fumatori che dai 14 anni e oltre passano da una percentuale del 23,8 per cento al 19. Calano anche le vendite: meno 32 per cento.

La percezione riguardo al rispetto del divieto è positiva nel 91,9 dei casi nei locali pubblici e nel 93,9 nei luoghi di lavoro. Resta però ancora molto lavoro da fare tra i giovanissimi dove si registrano le percentuali più alte di fumatori tra i 20 e i 24 anni, sia per gli uomini, 32,4; sia per le donne, 22,2. Tra i 15enni che dichiarano di aver fumato sigarette almeno un giorno nell’ultimo mese si registra una marcata differenza di genere: 24,8 tra i ragazzi e 31,9 tra le ragazze.

Il rispetto del divieto si evince anche dai dati sulle sanzioni forniti dai Nas. Dal 2005 ad oggi i Carabinieri dei Nuclei antisofisticazione hanno eseguito oltre 55mila controlli in tutta Italia monitorando il rispetto della norma in tutti i luoghi pubblici: dalle stazioni ferroviarie ad ospedali, ambulatori, musei e biblioteche, aeroporti, uffici postali, sale scommesse, discoteche, pub e pizzerie, rivendite di tabacchi. Controlli che hanno evidenziato il sostanziale rispetto della norma: multati l’1,8 per cento dei fumatori per infrazione al divieto e il 3,5 dei gestori per cartelli e sale non a norma.

L’Iss ha monitorato i nuovi modi di fumare. Anche rispetto alle sigarette elettroniche comunque il padre del divieto, Sirchia, si era espresso in modo critico perché contengono comunque nicotina. Sono circa 900.000 gli italiani che hanno preso l’abitudine della sigaretta elettronica, ovvero l’1,7 per cento della popolazione. Tra questi comunque l’80 per cento sono fumatori: in sostanza alternano la sigaretta tradizionale alla sigaretta elettronica. I prodotti a tabacco riscaldato sono utilizzati da circa 600.000 persone.

 

foto e fonte ilgiornale.it

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