FOGGIA. Sono trecento, nel complesso, le fiale e i flaconi di anabolizzanti e sostanze dopanti sequestrati da polizia e finanzieri nelle disponibilità del 49enne Claudio Imperio, titolare della palestra “Perfect Body” di via Fuiani, a Foggia, arrestato per commercio illegale di sostanze anabolizzanti. Un filone di indagine scaturito dalla morte del trentaduenne Gianni Racano, avvenuta per setticemia dopo che lo sportivo aveva assunto una sostanza anabolizzante, in vista di una gara.Tutto il materiale sequestrato era nascosto nell’abitazione e in un magazzino in uso ad Imperio, all’interno del quale gli inquirenti hanno trovato anche quello che potrebbe essere una sorta di “registro” per la compravendita delle sostanze, che vedrebbe tra i clienti almeno 15 body builder di Foggia e provincia, indicati però con il solo nome di battesimo.Nel locale, vi erano numerose scatole contenenti farmaci dopanti di dubbia provenienza, con indicazioni in lingua straniera o privi del contrassegno del Ministero della Salute. Secondo quanto accertato da polizia e guardia di finanza, nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, la palestra gestita da Imperio è estranea a quella che sembrerebbe essere una attività parallela del 49enne, già campione mondiale di body building over 40 e punto di riferimento per molti sportivi in città.“Si tratta di una indagine al momento allo stato embrionale – è stato spiegato in conferenza stampa – portata avanti solo grazie alla determinazione della Procura di Foggia. Purtroppo – evidenzia il questore Piernicola Silvis – abbiamo riscontrato un clima di scarsissima collaborazione tra gli addetti al settore, ma riteniamo che possano essere molte le persone coinvolte in questo traffico. In tal senso, l’operazione assume una valenza preventiva”.Al momento, non è nota la sostanza assunta da Racano (che potrebbe aver acquistato il farmaco anche in autonomia su internet), pertanto non è possibile risalire al suo fornitore. Imperio ora è in carcere: rischia fino a 6 anni di reclusione.
Foto e fonte La Repubblica
